il futuro ci riserva una buona luce!

lightinglab wrote this at 03:34 :

.
.
In un futuro prossimo qualsiasi ambiente sarà illuminato in modo idoneo con luce gestita in base alle proprie necessità. Luce dinamica e modificabile in temperatura di colore e intensità in qualsiasi luogo eliminando i disturbi dovuti ad una illuminazione inadeguata.

Romano Baratta
.
.

Addio Conte Giuseppe Panza di Biumo

lightinglab wrote this at 21:28 :

.
.
Un immenso saluto al Conte Giuseppe Panza di Biumo, grande cultore della luce.

Romano Baratta
.
.

Dibattito sulla professione del progettista della luce

lightinglab wrote this at 03:55 :

.
.
Mi è stato chiesto a riguardo dell’ultimo editoriale, il gioco delle associazioni, da parte di un lighting designer iscritto a due associazioni italiane, di confrontarmi in un incontro con le associazioni, con professionisti e quanti interessati all’argomento della professione del progettista della luce.

Sono disponibile ad un confronto-dibattito con chiunque. Sarebbe ideale organizzare un incontro serio dove esponenti delle associazioni, professionisti slegati dalle associazioni, lighting designer iscritti ad ordini professionali, lighting designer non iscritti a nessun ordine (perché non esistente o semplicemente perché non iscritti ad un ordine che non c\’entra direttamente con la professione del progettista della luce - difatti gli ordini degli architetti, degli ingegneri, dei geometri o dei periti industriali non riguardano il lavoro che svolge il lighting designer ed inoltre non mostrano interesse per chi progetta la luce), direttori di riviste illuminotecniche, amministratori delegati o titolari di aziende costruttrici di apparecchi illuminanti, si riuniscono per migliorare la condizione della categoria e chiarire alcune situazioni che personalmente ritengo davvero imbarazzanti.

Approfitto per chiarire altri punti in merito all’argomento.

Alcune associazioni della luce svolgono un vero e proprio proselitismo degli iscritti. Più ce ne sono meglio è. Queste associazioni non svolgono una selezione sulla qualità dei candidati ma semplicemente sul rispetto di leggi e norme dell’illuminazione. Se un ingegnere, un perito industriale, un geometra o un architetto (forse anche un commercialista, un dottore, un notaio – l’importante è essere iscritti al proprio ordine) accetta lo statuto, dove si richiede di progettare in rispetto delle norme e delle leggi dell’illuminazione e di svolgere l’attività con atteggiamenti professionali, entra a far parte dell’associazione. Non gli viene richiesta nessuna competenza tecnica. Non viene svolta nessuna selezione sul modo di progettare ma, soprattutto, non si verifica se il candidato sappia progettare. Perché rispettare norme e leggi non significa che si sappia progettare!

Progettare è qualcosa che si acquisisce non applicando delle norme ma conoscendo bene la materia del proprio lavoro. Se si conosce bene la luce e la si sa applicare è difficile incorrere in errori o in applicazioni poco buone. Le norme servono a chi, svolgendo con insicurezza il proprio lavoro, ha bisogno di una guida per non sbagliare. Le norme difatti servono a quanti, pseudo-progettisti della luce, non sapendo svolgere tale lavoro necessitano di una guida che li orienti e gli dia un limite per intervenire.

Torno a ripetere che rispettare semplicemente le norme e le leggi non significa aver fatto un buon progetto. Il progetto non è stilare un calcoletto con delle certificazioni! Il lighting designer è un lavoro d’ingegno e cultura, non è da impiegato di banca che applica delle disposizioni, tanto meno è paragonabile a quanto fanno i periti industriali nei loro progetti elettrici. Il progetto della luce non è solo far funzionare un sistema, è rendere tale sistema appropriato ed idoneo alle esigenze presenti, migliorando la qualità della vita di tutti in rispetto della fisiologia e della psicologia umana, e non solo (rispetto anche della flora e della fauna).

Ogni buon progetto nasce da una profonda analisi e non dalla consultazione di tabelle.

Rimango in attesa di un confronto.

Romano Baratta
.
.

Il gioco delle associazioni

lightinglab wrote this at 04:30 :

.
.
Sono veramente stanco! Stanco di vedere le Associazioni italiane dei lighting designer far finta di prendere posizione per migliorare la condizione professionale della categoria. In realtà non fanno assolutamente nulla. Associazioni che, a quanto pare, hanno come unico scopo quello di difendere solo i pochi eletti del gruppo dirigenziale e procacciare loro lavoro. Come mai non vengono mai realizzate attività serie? Come mai si fa un gran vociare per tutto ciò che riguarda l’inquinamento luminoso e mai nulla per quanto riguarda la creazione di un ordine professionale dei lighting designer?

Non è che gli eletti delle associazioni vogliono mantenere lo stato attuale, anche se fan finta di interessarsi ad un cambiamento? Mantenere lo stato attuale significa portare vantaggio ad architetti, ingegneri ed addirittura periti industriali e geometri, perché sono gli unici supportati da un ordine professionale, tenendo così fuori dal giro gli altri lighting designer che provengono da facoltà che non formano figure professionali riconosciute. Questi eletti, quindi, dispongono di una doppia arma: l’Associazione che da loro autorità come lighting designer e l’Ordine Professionale che da loro autorità come professionisti. Con questa doppia arma, gli eletti, tengono fuori tutti i loro possibili avversari. Una barriera che deve rimanere in piedi, in modo tale da difendere gli eletti e procacciare loro lavoro.

Questa èlite vuole far si che a firmare i progetti di illuminazione siano solo lighting designer iscritti agli ordini professionali della loro professione di base. Così facendo pensano di tutelarsi, non sapendo che permettono ad una miriade di impreparati architetti, ingegneri, geometri e periti industriali, di cimentarsi nella redazione di progetti illuminotecnici e persino di piani della luce. Non a caso, sul sito di Cielo Buio c’è una lista infinita, come le loro stelle, di presunti professionisti della luce, guarda caso quasi tutti periti industriali ed ingegneri. Questa lista dovrebbe essere al servizio dei cittadini, che possono accedervi per scegliere un professionista della luce che realizzi il progetto illuminotecnico delle loro strade, piazze, giardini, ecc, ecc. Che progetto mai potrà uscire da un perito industriale che ignora le basi dell’illuminotecnica e della luce più in generale. Basta secondo voi rispettare solamente le disposizioni, richieste in una legge regionale sull’inquinamento luminoso, per avere un buon Piano della Luce di una intera città?

Ho visto dei progetti realizzati da periti industriali e da ingegneri. Spacciano per progetto due calcoletti fatti con il programmetto-softwaretto e una pianta con le disposizioni degli apparecchi. Ma stiamo scherzando? Il lavoro di questi incompetenti ha portato a far recepire, nella gente, ed ai professionisti con la quale il lighting designer si interfaccia, che il progetto è solo il calcolo e la disposizione. Ma dove sono finite tutte le analisi ambientali, le analisi tecniche, le analisi psicologiche, le analisi dei colori, le analisi dei materiali, la ricerca storica del luogo, la ricerca storica dell’architettura, ecc.?

Ma è possibile che spesso devo perdere dei progetti perché il primo perito industriale del paesello mi fa concorrenza con dei prezzi pazzi? Tanto lui a quei prezzi fa solo il calcoletto e la lista della spesa dei prodotti necessari, nient’altro! Per non parlare delle aziende costruttrici di apparecchi illuminanti che pur di vendere subito fanno peggio dei periti industriali, rovinando il loro stesso mercato. Mi viene da ridere quando gli agenti delle aziende mi dicono che se ho bisogno di un progetto basta inviare loro la pianta della struttura. Ma come li fanno i progetti? Solo vedendo una pianta? Anche loro chiamano progetto il calcoletto e la disposizione degli apparecchi.

Ecco perché le associazioni dovrebbero muoversi e tutelare la professione del lighting designer…

C’è bisogno di una seria presa di posizione… e noi la stiamo prendendo!

Romano Baratta
.
.

Luce non curata, ovvero, malata

lightinglab wrote this at 19:16 :

.
.
In questi giorni mi sono imbattuto in una discussione con il responsabile del reparto di un noto istituto di cura italiano. In questo istituto di cura vi è un reparto in ristrutturazione, per rendere l\’ambiente più accogliente e più idoneo per la degenza i responsabili hanno pensato di chiedere collaborazione al Politecnico di Milano. Il Politecnico, tramite l\’intervento di alcuni suoi studenti, è intervenuto con la modifica dei colori, dei materiali, delle disposizioni degli arredi, delle decorazioni, ecc. Gli obbiettivi di questo intervento sono: ridurre l\’ansia, fornire un clima di speranza ed attitudine positiva al futuro, creare un\’atmosfera di serenità e fiducia.

Durante la discussione mi è venuto spontaneo, chiedere al mio interlocutore, se il Politecnico, o l\’architetto che dirige la ristrutturazione, abbiano pensato a progettare l\’illuminazione. Come dubitavo mi è stato risposto che l\’illuminazione è già prevista dall\’appalto e quindi non modificabile. A questo punto chiedo di indicarmi come sarà e se è in linea con gli interventi del Politecnico. Mi viene risposto, dopo un consulto con l\’architetto, che sono previsti degli incassi 4×18 w con ottica lamellare dark light e che non sono state pensate in virtù dell\’intervento del Politecnico.

A questo punto mi espongo dicendo al responsabile che è una vergogna inserire in sale di degenza apparecchi ad incasso con ottica lamellare, prodotti adibiti per l\’applicazione in uffici e per di più anche di bassa qualità (mi è stata indicata l\’azienda ed il modello dell\’apparecchio in questione). Questi apparecchi sono letteralmente superati da modelli più efficaci con tecnologia differente anche per gli uffici. Continuo la mia critica sostenendo che è una vergogna posizionare in camere di degenza apparecchi a soffitto che disturbano i pazienti coricati sui letti. Sottolineo nuovamente che è una vergogna non aver pensato ad una ristrutturazione programmata ed in linea con gli interventi del Politecnico, si sarebbe potuto studiare bene la posizione degli apparecchi, la direzione della luce e la scelta delle sorgenti e della loro colorazione. È ancora più vergognoso se pensiamo che questo istituto è all\’avanguardia in Europa per la cura di una grave malattia e, quindi, luogo di massima ricerca. Nonostante la finalità dell\’edificio e la attuale ristrutturazione non si è tenuto conto dell\’importanza dell\’illuminazione e si è caduti in un\’illuminazione eseguita senza un minimo ragionamento.

Mi domando a quale incompetente architetto sia stata affidata la ristrutturazione del reparto di questo importante istituto di cura. La cosa che mi fa arrabbiare è che è stata pensata una miglioria per la degenza dei pazienti mediante colori alle pareti, forme, materiali senza pensare alla luce. Luce che serve a far vedere i colori, i materiali e le forme. È stata predisposta una luce tanto inadatta da non far ben risaltare quei colori, quei materiali e quelle forme, limitando, così, i benefici ai pazienti.

Questo è il risultato della mancanza dell\’obbligatorietà dei progetti di illuminazione.

Obbligare non è mai cosa piacevole, ma l\’esempio di cui sopra fa ben capire che, anche in luoghi di ricerca e di qualità, l\’illuminazione non viene considerata. Mancando i progetti di illuminazione è facile trovarsi in luoghi poco sicuri e poco funzionali.

È importante affidarsi a professionisti della luce per l\’illuminazione di qualsiasi ambiente.

Romano Baratta
.
.